Archivio | novembre, 2010

Sulla torre…aspettando i propri diritti

18 nov

Ormai sono sulla torre di Via Imbonati di Milano dal 5 novembre.  Un egiziano, un marocchino e un argentino. Vivono lassù al gelo milanese, sotto una pioggia costante. Lottano per un diritto sacrosanto. Il permesso di soggiorno. Nell’indifferenza di molti. Di tutti quelli che li odiano perchè dicono che gli immigrati sono in troppi, rubano il lavoro e fanno i furbi. Tutte lezioncine impartite dal nostro Ministro dell’Interno Maroni e che i leghisti e non solo imparano a memoria. Tutte quelle storie che racconano i governanti per raccimolare centinaia di migliaia di voti, mentre in sordina chiedono continui ingressi di immigrati come forza lavoro. Un sistema perfetto che con il reato di clandestinità combinato con la legge Bossi-Fini trasforma l’immigrato in un corpo da sfruttare. Una legge che ti costringe a diventare clandestino e che poi punisce penalmente questa condizione. Il datore di lavoro che ti da un contratto per poter ottenere il tuo permesso di soggiorno non c’è. Lavori in nero, da clandestino. Magari stai lavorando nei cantieri dell’expo di Milano, nell’alta velocità, nei campi di pomodori con il quale si fa la passata.  Da clandestino e in nero. Finisci di lavorare e scappi subito a casa, faccia rivolta a terra per non farti vedere da nessuno. Ogni divisa che incontri è un momento di paura. Non puoi relazionarti con nessuno, il Governo ha deciso di farti vivere così, ai margini della società, senza la possibilità di esercitare alcun diritto. Non puoi nemmeno denunciare il tuo datore di lavoro perchè chi ne pagherà il prezzo più alto sarai tu sfruttato, con il reimpatrio. Con la deportazione. Mentre il tuo sfruttatore pagherà forse una multa. E se alla fine di questa routine infernale ti beccano, allora devi andare via. Non ti fanno passare nemmeno da casa a raccogliere le tue cose. Un tempo nei lager chiamati CIE e poi via sul volo di ritorno. Deportato come un corpo da buttare via. Non servi più. E per quelli che tentano ancora di venire in Italia con i barconi, cito una frase di Maroni:”La festa è finita, la cuccagna è finita”. Come se attraversare il deserto e il mare con una buona probabilità di crepare, fosse una festa. Un gioco. Così ragionano i nostri governanti. Consapevoli di questo disastro creato per il loro elettorato. Ed è per questo che sosteniamo i ragazzi che sono sula torre. Per far cessare tutto questo. Aiutateli parlando di loro, non lasciamoli soli.

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