“In coda”

9 ott

“In coda” è un documentario assolutamente no-budget. E’ nato un pò per caso.  Una dei due regisiti, Andrea, è cilena. Per riuscire a regolarizzarsi in Italia ha vissuto qualcosa che non si aspettava. Scopre che per parlare con un funzionario dell’ufficio immigrazione di Parma deve mettersi in coda fuori dalla porta alle 4 di mattina . L’ufficio apre alle 8, ma le 4 ore di anticipo servono ad ottenere uno dei 60 numerini che la polizia rilascia per poter entrare. I commenti lungo la coda non si possono non ascoltare. Gli immigrati  bardati con cappotti e sciarpe, non credono a quello che stanno facendo. “Questa è una cosa da terzo mondo”, “Nemmeno da me in Africa”.  Il trattamento degli agenti è animalesco. Urlano e insultano. Se gli viene richiesto qualcosa ti ignorano. Se non riesci a parlare con i funzionari, è impossibile reperire qualsiasi tipo di informazione. La bacheca dell’ufficio è vuota, non c’è nemmeno il testo di legge sull’immigrazione. La sala d’attesa, che dovrebbe essere un sollievo dopo 4 ore di fila al gelo, è un cortile all’aria aperta con 4 sedie scassate. Questa è la questura di Parma. Nel documentario ne abbiamo conosciute altre e non tutte funzionano così.

Da qui abbiamo sviluppato il documentario affrontando il tema del reato di clandestinità e le restrizioni del pacchetto Maroni. Abbiamo parlato dei CIE, i centri di identificazione ed espulsione, attraverso alcune telefonate con i reclusi. Abbiamo documentato il primo sciopero nazionale degli immigrati, conoscendo delle bellissime persone.

Questo e altro è “In coda”, un documentario che speriamo possa far riflettere.

Qui sotto il trailer. Chi volesse una copia o organizzare una proiezione può scrivere a chiedolaparola@gmail.com

En español:

“En la cola” es un documental no-budget.  Nacio un poco por casualidad. Uno de los dos directores, Andrea, es chilena. Para lograr regularizarse en Italia ha vivido algo que no se esperaba. Descubre que para poder hablar con un funcionario de la Polizia de Inmigracion de la ciudad de Parma debe meterse en la cola fuera de la puerta a las 4 de la magnana. La oficina abre a las 8, pero las 4 horas de anticipo sirven para obtener uno de los 60 numeros que la policia deja para poder entrar.Los comentarios a lo larfo de la cola no se pueden no escuchar. Los inmigrantes  envueltos con abrigos y bufandas, no creen lo que estan haciendo. “Es una cosa del tercer mundo”, “Ni siquieradonde nosotros ahi en Africa”. El trato de los policias es animmalesco. Gritan e insultan. Si les preguntas algo te ignoran. Si no logras hablar con los funcionarios, es imposible encontrar algun tipo de informacion. La vitrina de informacion del lugar esta vacia, no est ani siguiera el texto de ley sobre la inmigracion. La sala de espera, que deberia ser un alivio despues de 4 horas de fila al frio, es un patio al aire libre con 4 sillas maltratadas. Esta es la Policia de Inmigracion de la ciudad de Parma. En el documental hemos conocido tantas pero no todas funcionan asi.
De ahi que hemos desarrollado nuestro documental enfrentando el delito de clandestinidad y las restricciones de las nuevas leyes. Hemos hablado con los CIE,  los centros de identificacion y de expulsion, a traves de algunas llamadas con los presos. Hemos documentado la primera huelga nacional de los inmigrantes, conociendo a personas maravillosas.

Esto y mas es “En la cola”, un documental que esperamos pueda hacer reflexionar.
Aqui abajo el trailer. Quien quisiera una copia u organizar una proyeccion puede escribir a chiedolaparola@gmail.com

3 Risposte to ““In coda””

  1. Admin ottobre 9, 2010 a 6:40 pm #

    Complimenti ragazzi, vi stimo.

    Il trailer è veramente ben fatto, coglie degli aspetti sociali che vengono trascurati o peggio ancora male interpretati dalla gente.

    Vi auguro di poter diffondere il più possibile il vostro lavoro. Darò il mio contributo veicolando il trailer e questo articolo attraverso i miei canali.

    A presto.

    Claudio Cominardi

  2. Indignato ottobre 10, 2010 a 8:51 pm #

    Eccovi servito il gondoliere xenofobo autore di un romanzo dalle chiare istanze razzistiche. In esso l’epilogo si attua con l’omicidio di un immigrato. Quando si dice che la madre degli imbecilli e’ sempre incinta. Da La Nuova Venezia del 10 ottobre 2010

    Il libro del gondoliere contro “l’invasione” degli immigrati
    Angelo Tumino, 36 anni, veneziano, una laurea in Lettere, gondoliere per necessità e scrittore per necessità dell’anima fa sul serio. Già autore di altri racconti, presenterà il suo libro questa mattina alle 12 in Pescheria a Rialto. Se è leghista non lo dice, ma certo non dispiacerà al popolo verde il suo libro “Invasione negata”, romanzo su quanto sia difficile vivere in un condominio di periferia circondati da immigrati e clandestini dediti allo spaccio
    di Manuela Pivato
    VENEZIA. Prima scrittore, poi gondoliere. Prima ancora osservatore un po’ arrabbiato di quello che lo circonda in quel di Venezia, dove lavora, e soprattutto in quel di Mogliano, dove abita, e che non lo sconfiffera. Se è leghista non lo dice, ma certo non dispiacerà al popolo verde della Marca il suo libro Invasione negata (Edizionianordest), romanzo su quanto da cani si può vivere in un condominio di periferia circondati da altri esseri umani che parlano un’altra lingua, cucinano altri cibi, odorano di altri odori e, per campare, rubano e spacciano. Gli stranieri.

    Angelo Tumino, 36 anni, veneziano, una laurea in Lettere, gondoliere per necessità economica al traghetto di Santa Sofia e scrittore per necessità dell’anima – «il mio vero lavoro» – fa sul serio. Già autore di altri racconti, presenterà il suo libro questa mattina alle 12 in Pescheria a Rialto. Il 30 ottobre sarà invece a Mogliano dove forse, forse, sarà presente anche il vicesindaco di Treviso Gentilini. Tumino ci conta, anche perché per il romanzo sarebbe un colpaccio e per lui una consacrazione che potrebbe toglierlo dal remo per consegnarlo a un’altra prospettiva di vita, se non da Pulitzer comunque davanti a un computer.

    Le 156 pagine di Invasione negata, precedute da una copertina con il segnale stradale di vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori, raccontano – sotto forma di diario – di un ex ingegnere vedovo, di età avanzata ma ancora baldanzoso, costretto a vivere in un condominio alla periferia di Roma diventato un covo di clandestini e criminali.
    Niente di strettamente personale, dice, anche perché Tumino abita in una palazzina «normale». Personale sì, però, perchè a raccontargli il malessere profondo di una convivenza forzata con «gli stranieri» sono stati alcuni suoi amici.

    «Questo libro è stato scritto con l’intento principale di rappresentare una delle paure più profonde che colpiscono le ricche nazioni dell’Occidente, la paura dello straniero – racconta Tumino – La politica non è in grado di escogitare soluzioni adeguate per arginare l’immigrazione clandestina e a farne le spese sono sempre i cittadini, almeno quelli che non possono vivere in luoghi privilegiati».

    Il protagonista di Invasione arriverà alle estreme conseguenze con l’omicidio dello spacciatore del condominio «Palazzo Paradiso» però conoscerà anche l’amore, nelle fattezze di una giovane prostituta. «Direi che è la storia di un conflitto metropolitano – continua Tumino – il cui messaggio dovrebbe arrivare alle orecchie dei politici che continuano a ignorare il problema».
    Finita una fatica, è pronta la prossima, questa volta autobiografica. Si intitola American Gondolier, storia fantascientifica ambientata in una Venezia comprata dagli Stati Uniti e abitata da gondolieri androidi.
    (10 ottobre 2010)

  3. GIANNI novembre 7, 2010 a 8:02 pm #

    Angelo Tumino è uno fra gli scrittori contemporanei più interessanti. La narrativa è il luogo della fantasia, non della politica. Imbecilli sono coloro i quali non riconoscono e non concedono libertà di espressione. Gli indignati che offendono le persone gratuitamente, senza conoscere la realtà, abbiano almeno il coraggio di firmarsi.

    Gianni Maniscalco

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